LA STORIA SIAMO NOI.

da admin su giovedì, settembre 30th, 2010

“Caro Santino, ti invio un mio scritto sulla ricostruzione storica relativa agli anni del “68″ che anche tu hai vissuto, se pur su posizioni diverse. L’intenzione di questo documento è quello di non disperdere la memoria storica del nostro territorio e del nostro vissuto collettivo, con la speranza che esso possa essere da stimolo a tutta una serie di problematiche che purtroppo in questo momento storico sono state messe da parte”.

13-09-2009

Un affettuoso saluto

Giuseppe Spataro

<< L’ analisi sulle trasformazioni economiche e sociali del territorio di Pachino dagli anni ’60 ad oggi, è un importante elemento di riflessione e stimolo per una più approfondita conoscenza dei processi in atto in quegli anni, indispensabile oggi per meglio comprendere la realtà in cui viviamo e operiamo. Quegli anni infatti furono caratterizzati da grandi mutamenti e trasformazioni sociali a livello mondiale: il risveglio dalla fine della seconda guerra mondiale con la sconfitta storica del Nazifascismo, la divisione del mondo in due blocchi contrapposti ( U.S.A e U.R.S.S.) con le rispettive aree di influenza, l’incapacità degli uni e degli altri di mantenere l’egemonia con metodi democratici (in Vietnam, Cile, Argentina e Bolivia da una parte, in Ungheria e Cecoslovacchia dall’altra), stavano segnando l’inizio di una grande stagione di rivolta delle masse popolari nel mondo sui temi della democrazia e dell’autodeterminazione dei popoli, contro la guerra e l’imperialismo.

Il boom economico degli anni sessanta segnava l’inizio di un periodo di transizione e di ripresa produttiva importante per tutto il paese, di pari passo cresceva la sindacalizzazione delle lotte sociali nelle fabbriche delle grandi città industriali e nelle campagne del meridione, mettendo di fatto in crisi il vecchio equilibrio di un sistema capitalistico-borghese fondato sull’autoritarismo e sullo sfruttamento della forza-lavoro.

Un vento nuovo attraversava i continenti: la Beat Generation, i movimenti Beatinik e Hippy, la Contestazione Giovanile contro la guerra, il movimento per l’Emancipazione della Donna, la radicalizzazione dello Scontro di Classe, la politicizzazione del disagio sociale. Questo per grandi linee lo scenario mondiale di quegli anni, “era scoppiato il ‘68”, gli anni della rivolta giovanile , gli anni della militanza politica e delle grandi lotte sindacali, in cui grandi masse di giovani, di donne, di operai e di intellettuali scendevano in campo come nuovi soggetti sociali protagonisti della vita politica del nostro paese.

In questo contesto storico, anche la nostra realtà sociale pachinese ha vissuto delle trasformazioni, e, spesso senza averne piena consapevolezza, molte di queste esperienze sono state vissute con passione e partecipazione da parte di molti giovani di allora. Nacque infatti nel 1974-75, per iniziativa di alcuni giovani pachinesi, un gruppo di impegno politico e culturale denominato “Centro Studi”, collocato nell’area della nuova sinistra, che diventò in poco tempo un importante punto di riferimento per l’attività politica dei giovani del posto..

L’attività svolta dal Centro Studi consisteva, oltre allo studio dei testi classici del pensiero Marxista, in attività culturali quali Cineforum, lotte sindacali, lotte studentesche e per la difesa dell’ambiente (rivolte soprattutto alla tutela di Vendicari). Una nuova classe dirigente di giovani impegnati nella militanza politica stava emergendo, le speranze e le utopie tipiche di quegli anni davano la forza per andare avanti in una realtà per certi versi ostile ai mutamenti, la voglia di cambiare era tanta, la passione forte e ci si sentiva protagonisti del proprio destino.

La Politica con la “P maiuscola” era diventata il collante di un’ intera generazione che aveva fatto dell’impegno nel sociale una scelta ben precisa, uno stile di vita attorno ai valori della solidarietà, della democrazia, della libertà, in difesa degli emarginati, dei più deboli, a fianco della classe operaia e contadina. Fu quello il periodo delle lotte per l’ emancipazione delle donne, dei movimenti femministi contro i pesanti condizionamenti che le donne – in particolare quelle meridionali – subivano. Tutto era in movimento, tutto era messo in discussione, la scuola, il lavoro, la cultura, la musica, il costume, i rapporti all’interno della famiglia, della società. Una rivoluzione culturale era in atto, il personale era diventato politico.

In quegli anni anche per iniziativa di giovani socialisti nacque un circolo culturale, il “Fernando Santi”, di ispirazione socialista preCraxiana, che contribuì ad elevare la qualità del confronto politico all’interno della sinistra, con attività di carattere culturale e politico. Era quindi la sinistra nel suo insieme, comunista e socialista, ad essere protagonista dello sviluppo culturale e sociale nonché elemento attivo del dibattito che caratterizzava la politica nella nostra città.

In questo clima di trasformazioni e mutamenti socio politici, anche nel settore produttivo ed economico si verificarono grandi cambiamenti: a seguito della grande crisi del settore vitivinicolo (su cui era basata la maggior parte dell’economia locale), i coltivatori Pachinesi ebbero la intuizione di riconvertire la produzione agricola dal vitigno ad alberello alla coltivazione di primaticci in serre, riuscendo a portare l’economia locale ai primi posti rispetto ai paesi vicini.

Era il periodo delle grandi trasformazioni economiche del nostro tessuto produttivo a cui corrisposero modifiche anche di carattere sociale: la vecchia figura del bracciante e del contadino infatti, venne messa in crisi dall’emergere di tutta una serie di piccoli imprenditori-produttori agricoli. Questa modifica della composizione sociale, mise in crisi la vecchia “unità di classe” basata su un comune patrimonio di lotte sociali per la terra e per il lavoro, determinando non pochi cambiamenti nello stile di vita e nei comportamenti dei Pachinesi, tendenti ora a forme di individualismo, forte competizione sociale, sfrenata corsa verso modelli consumistici. A livello locale è stato sicuramente questo l’aspetto nuovo e più importante che ha caratterizzato il periodo storico in esame, un fenomeno molto controverso e contraddittorio la cui comprensione è fondamentale per capire come ed in che modo si è arrivati alla situazione attuale.

A questa categoria di lavoratori va il merito storico di avere convertito per tempo il ciclo produttivo della nostra economia agricola e di avere creato un sistema di diffuso benessere, grazie al quale l’economia dell’intero sistema ne ha tratto beneficio. A questa trasformazione del tessuto produttivo non è coincisa però un’adeguata trasformazione del tessuto sociale in termini di capacità complessiva di realizzare un progetto di sviluppo della città e del suo territorio.

Grandi le responsabilità di chi ha governato e gestito il potere amministrativo di questo Comune, cui va aggiunta la carenza cronica dei servizi e un’ inesistente sensibilità amministrativa nei due settori portanti della nostra economia (Agricoltura e Turismo): eccezion fatta per la giunta Adamo, che purtroppo non ebbe il tempo di attuare il suo programma per la prematura scomparsa del Sindaco, unifica tutte le amministrazioni succedutesi un indistinto giudizio di insufficienza attuativa di programmi e progetti per lo sviluppo. La principale attività purtroppo nella migliore delle ipotesi si è limitata all’ordinaria amministrazione, preoccupandosi più dei favori ad personam che dei progetti sociali di più ampio respiro. L’incapacità dei vari partiti nel capire e governare i mutamenti sociali in atto, è la principale causa della crisi di rappresentanza dei gruppi dirigenti locali e una delle motivazioni del proliferare, in occasione delle elezioni amministrative, delle fantomatiche liste civiche.

I risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti, precarietà amministrativa cronica, impossibilità nel portare avanti e realizzare progetti condivisi, programmi elettorali disattesi, continue nomine di assessori non sulle competenze specifiche, continui cambi di maggioranze a prescindere da qualsiasi forma di pudore, mancanza di etica politica, mancanza di un progetto di sviluppo della città e del suo territorio, pianificazione territoriale inesistente, tutto lasciato al caso: come si fa ad amministrare bene un Comune in queste condizioni?

La gravità della situazione locale è nota, il malcontento nei cittadini diffuso, urgono una serie di misure per bloccare lo sfacelo e invertire la tendenza in atto, urge una nuova classe dirigente, diversa da quella che ci ha portato a questo empasse politico e amministrativo. Questo il compito a cui sono chiamati i partiti e non basta cambiare il nome ad una formazione politica e spacciare questo per rinnovamento. Le classi dirigenti non si inventano e la loro credibilità è frutto di processi culturali e politici di ampio respiro. Nella difficoltà generale in cui versa la politica, la nostra realtà paga un prezzo maggiore, a causa della marginalità culturale e della sua collocazione geografica.

Bisogna saper analizzare e conoscere i processi in atto nel territorio per poterli governare, non si può prescindere dalla conoscenza delle problematiche sociali che lo attraversano, bisogna attivare momenti di confronto e dibattito che coinvolgano più cittadini possibili in un processo di partecipazione democratica .Già la partecipazione democratica dei cittadini al governo della città e del territorio deve essere l’elemento dirompente per un nuovo corso della vita sociale, la vera discontinuità col passato deve essere sancita dalla applicazione rigida del controllo popolare sulle scelte amministrative, una gestione della cosa pubblica che non può e non deve essere verticistica ma attivare tutta una serie di organismi partecipativi che ai vari livelli consentano al cittadino di partecipare alla vita democratica del proprio comune.Da una parte la macchina amministrativa che deve recuperare una propria funzionalità ed efficienza, dall’altra una grande partecipazione popolare attivata per la individuazione e risoluzione dei vari problemi.

Un progetto per una Pachino diversa è possibile se si ha la volontà e la capacità di raccogliere attorno ad un programma di sviluppo tutte le intelligenze disponibili in uno sforzo collettivo. Questo processo di democrazia partecipativa dovrà essere lo strumento attraverso il quale avviare la rinascita democratica del nostro comune a cui dovranno partecipare e dare il proprio contributo tutte le categorie sociali; dai giovani, agli anziani, dalle donne alle scuole,dalle cooperative agricole alle associazioni del volontariato, alla chiesa, tutti devono essere messi nelle condizioni di dare il proprio contributo affinchè questo paese esca dall’immobilismo e dall’arretratezza in cui oggi versa.

Questa la scommessa che oggi hanno davanti i partiti e le associazioni pachinesi, questa la norma che deve fare la differenza, una diversità di Berlingueriana memoria è quanto di più salutare oggi ci si possa aspettare da partiti vecchi e nuovi. Bisogna rimettere in discussione molte cose, bisogna ricominciare da dove si è lasciato, bisogna rimarcare le differenze,recuperare valori e stili di vita oggi non tanto di moda ma che nella storia collettiva hanno fatto la differenza, bisogna riappropriarsi del patrimonio storico di lotte, di comportamenti e di valori ancora attuali ma non più in uso, bisogna ritornare dalla gente e con la gente modificare lo “status quo”>>.

Pachino 16-02-2008 Giuseppe Spataro

Condividi su Facebook
Condivi su Twitter

Lascia un commento