PORTOPALO: MINIMIZZATO LO SCEMPIO DELLA SCOGLIERA DI SCALO MANDRIE.

da admin su martedì, 26 Maggio, 2020

A quanti sono preoccupati degli interventi, a causa dell’esecuzione, ancora in corso, dei “lavori urgenti di ripristino e stabilizzazione scarpate – ripristino e protezione litorale in dissesto ed erosione – zona contrada Casuzze –Scalo Mandrie”, voglio portare a conoscenza che qualcosa si è arrivati a salvare.

Lo scorso lunedì, nell’Aula Consiliare del Comune di Portopalo, si è tenuto un “Incontro” per contestare e fare chiarezza sull’evidente scempio alla scogliera, tratto costiero nord-est di Scalo Mandrie, subito dopo la cosiddetta “Puntidda”, dove fu operato (ancora visibile) uno scempio malvagio.

Incontro, voluto dal Sindaco Gaetano Montoneri e dovuto in seguito alle continue contestazioni da parte del sottoscritto e da parte di cittadini amanti della natura e del paesaggio, particolarmente quelli di Scalo Mandrie.

Lungomare roccioso, meta turistica per il mare e lo spettacolare paesaggio della zona sud-est del Comune di Portopalo di Capo Passero.

I suddetti lavori, avente come scopo la pseudo protezione del litorale di Scalo Mandrie in dissesto ed erosione, e stabilizzazione di cosiddette scarpate, si stanno eseguendo a seguito dell’Accordo di Programma tra l’Assessorato Regionale Territorio Ambiente ed il Ministero dell’Ambiente, e della Tutela del Territorio e del Mare.

Accordo finalizzato al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico, registrato alla Corte dei Conti nel lontano 3 maggio del 2010.

Il Comune di Portopalo presentò, allora, un’istanza all’ARTA (Assessorato Regionale Territorio e Ambiente) al fine di inserire questa area nel P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico) per operare interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.

Sulla base di tale istanza e quanto dichiarato in essa, la zona venne considerata area R4 (rischio molto elevato); ciò presuppone, secondo quanto previsto dalla normativa, la possibile perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, compresa la distruzione di attività socio-economiche. La stessa zona, inoltre venne classificata come area di pericolosità di livello molto .

elevato (P4) sulla base della popolazione interessata.

Il Comune di Portopalo, su richiesta degli amministratori di allora, venne inserito nell’allegato 1 del suddetto accordo per la realizzazione dei lavori che si stanno effettuando in questo periodo. Il Comune, lo scorso anno (2019) per ottenere tale finanziamento ha fatto redigere dall’Ing. Antonio Lanza di Agrigento il progetto esecutivo cantierabile dell’importo di € 800.000,00.

Presentato il progetto esecutivo, e comunicato il Responsabile del Procedimento Unico, lavori dichiarati nel lontano 2010, urgenti, avente per oggetto, il ripristino e la stabilizzazione scarpate, litorale in dissesto, che viene finanziato per € 800.000,00, affidando i lavori all’impresa CIPAR S.R.L. di Capo di Capo D’Orlando, giusto contratto del 7 marzo 2019, in ragione del ribasso del 32,2573%, per un importo complessivo pari ad € 607.069 (importo dei lavori al netto dei ribasso € 332.104,56). Lavori al netto del ribasso, comprensivi di oneri per la sicurezza Euro 354.318,76. Somme finanziate con Decreto n.184/2018.

L’espressione dissesto idrogeologico viene spesso utilizzata dai mezzi di comunicazione a seguito di calamità naturali quali eventi alluvionali o franosi di un certo rilievo e, talvolta, anche impropriamente.

Più nello specifico, con il termine dissesto idrogeologico si intendono tutta una serie di processi morfologici di alterazione chimica e di disgregazione fisico-meccanica del suolo, e più in generale del territorio, a partire dell’erosione superficiale fino alle frane delle scarpate.

Per la mitigazione del rischio idrogeologico è necessario sviluppare un’approfondita e dettagliata conoscenza del territorio, in senso geologico e geomorfologico dei processi e degli agenti che operano su di esso.

La conoscenza del territorio può essere effettuata attraverso un rilevamento geologico e geomorfologico di dettaglio, vale a dire con la mappatura delle aree franose e delle aree potenzialmente interessate da processi di erosione; solo in questo modo si potrà ottenere un quadro della distribuzione spaziale dei fenomeni e una loro classificazione (in senso genetico) che vi operano da cui sviluppare una corretta gestione del territorio.

Oltre all’indagine “in campo” è necessaria una approfondita analisi storica dei fenomeni di dissesto attraverso la ricerca bibliografica di notizie, l’esame di foto aeree storiche e immagini satellitari da cui ricavare informazioni sulla ricorrenza dei fenomeni stessi.

La mitigazione del rischio idrogeologico potrà quindi essere raggiunta solo attraverso una corretta pianificazione territoriale che dovrà essere supportata dalla costante manutenzione del territorio, da interventi strutturali (ad es. opere di ingegneria naturalistica) e dalla realizzazione di reti di monitoraggio (dei fenomeni franosi e di erosione) e sistemi di allertamento, finalizzati alla comunicazione e diffusione in tempi rapidi delle informazioni.

Il tema del dissesto idrogeologico è sicuramente fondamentale per una giusta attenzione e messa in sicurezza del territorio, ma vi sono altri temi ed altri ambiti in cui la geologia è predominante. Come la necessità di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, la bellezza dei paesaggi con rilevante componente geologica.

All’incontro erano presenti, in rappresentanza del Comune, il Sindaco Gaetano Montoneri, gli Assessori: Rachele Rocca, Corrado Lentinello, Giuseppina Caschetto – il Responsabile dell’Area Tecnica del Comune, Geom. Mario Poidomani, come Responsabile del Procedimento Unico dell’intervento.
Presenti, anche, il progettista Ing. Antonio Lanza, il geologo Dott. Corrado Avarino, il Responsabile del Cantiere, Sig. Sandro Ciancio.
Inoltre, su invito del Sindaco, hanno partecipato il presidente dell’Associazione delle Attività ricettive, Santino Quartarone, due componenti della Consulta Comunale, Nadia Forestieri, per il settore ambiente, e Janosh Cappello per il settore turismo. Presente in aula anche il cittadino Emilio Gregori.

Dopo l’illustrazione da parte dell’ing. Antonio Lanza, redattore del progetto esecutivo riguardanti i motivi dei “lavori urgenti di ripristino e stabilizzazione scarpate – ripristino e protezione litorale in dissesto ed erosione – zona contrada Casuzze –Scalo Mandrie”, sono intervenuti, a vario titolo i convenuti, non condividendo e contestando questi interventi di imbatto ambientale e paesaggistico, manifestando le loro ragioni reali di protezione della scogliera della costa dove affiorano ovunque lave basaltiche tenaci con buone caratteristiche geomeccaniche.

Ragion per cui i lavori in esecuzione risultano non necessari in quanto non sussiste neanche un reale dissesto importante, ne erosione causato dal moto ondoso, e nessun elevato rischio e pericolo per le persone, né tantomeno per inesistenti edifici infrastrutture, attività economiche o siti archeologici da proteggere.

Tutta l’area andava transennata e vietato l’accesso, se fosse esistito il rischio R4 ed il pericolo esistente P4 in quel tratto di costa rocciosa.

Per queste considerazioni viene chiesto al Sindaco di emettere un provvedimento cautelativo di sospensione dei lavori in atto, al fine di capire meglio se questi lavori fossero necessari e legittimi con l’aiuto di tecnici e geologi di fiducia.

L’ing. Lanza, condividendo alcune richieste, porta a conoscenza che per quando riguarda i lavori nella cosiddetta “Conca Longa” , stava preparando una variante al progetto di non intervento. Questo a seguito delle prime contestazioni fatte dal sottoscritto all’Ing. Franco Sardo Infirri della CIPAR S.R.L, impresa esecutrice dei lavori con sede a Capo D’Orlando (ME), oltre al quale, anche l’arretramento di due metri dei massi gettati sulla spiaggetta adiacente subito dopo la “Puntidda”.

A questo punto sono state fatte serie proposte per “minimizzare” il più possibile lo scempio alla magnifica scogliera. Per validare le proposte fatte ed essere accettate l’Ing. Antonio Lanza consigliò di recarsi sul posto dei lavori per constatarle di presenza ciò che si poteva salvare.

Non è andato a buon fine la mia insistenza per salvare la spiaggia della caletta a nord della “Puntidda” per togliere altri massi e posizionarli perpendicolarmente alla parete della cosiddetta scarpata. Richiesta non accettata motivando che la messa in opera dei massi dovevano avere una certa inclinazione.

Se i lavori fossero stati bloccati, tutta la zona rimaneva interdetta non solo perché rimaneva un cantiere, ma soprattutto perché dichiarata zona ad alto rischio (R4) e pericolo (P$), per cui la zona veniva transennata e chiusa e non fruibile dai cittadini Portopalesi e dai turisti che amano questo magnifico lungo mare.

Dopotutto si può dire che, alla fine, è andata bene, lo scempio totale è stato evitato e minimizzato, grazie a tutti i presenti e non presenti all’accordo verbale intriso di giustizia e coscienza.

Da questo incontro si può dedurre che, da un sano dialogo e confronto, è prevalso il buon senso per la tutela di un bene paesaggistico.

In sintesi cosa si è potuto fermare e salvare da un mostruoso scempio della scogliera dal gettito di altri massi sulla bassa scogliera e sulla “Conca Longa”.

Anche se i lavori siano quasi alla fine, penso che ancora bisogna battagliare per far togliere i massi buttati sulla spiaggetta e da farla entrare nella variante in corso del progetto.

Con la variante, se fosse possibile, si potrebbero utilizzare i massi tolti dalla spiaggetta della caletta, alla fine della via Francesco Garrano, ingresso sud del percorso archeologico dove risulta evidente l’erosione della scarpata, tratto ove si trova la casa del Dott. Carmelo Vaccaro,  la cui carreggiata  è ridotta a pochi metri,  tutt’ora  transennata e chiusa al traffico.

Portopalo 23.05.2020
Santino Quartarone

Portopalo 23.05.2020
Santino Quartarone

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